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Comunicato stampa
In relazione a notizie di stampa relative alla celebrazione del
sacramento del matrimonio nell'isola di Capri e in tutta l'arcidiocesl
di Sorrento-Castellammare di Stabia, si precisa quanto segue:
1. La chiesa cattolica considera il matrimonio un "grande"
sacramento che va celebrato dagli sposi con la piena consapevolezza
del dono dl grazia e degli impegni di fedeItà e indissolubilità.
2. La celebrazione del matrimonio in chiesa comporta, perciò,
la piena accettazione detta visione cristiana che va acquisita
attraverso un lungo cammino di fede e la preparazione spirituale
prossima al matrimonio.
3. Il luogo normale della celebrazione delle nozze cristiane è
la comunità della parrocchia nella quale i fidanzati sono
inseriti e alla cui vita e missione prendono parte: la nuova famiglia
si trova così vitalmente inserita nella comunità
parrocchiale come in una vera famiglia ecclesiale.
4. Alla luce delle considerazioni suddette ci si rende conto delle
difficoltà, talvolta insuperabili, insite nelle richieste
di celebrazioni di matrimoni religiosi in circostanze In cui:
a) la brevità del tempo a disposizione non consente un'adeguata
preparazione del nubendi anche relativamente alla celebrazione
liturgica; b) la diversità di legislazione e/o di posizioni
giuridiche degli interessati impedisce la seria valutazione dei
documenti richiesti e dello disposizioni dei nubendi; c) mancano,
comunque, gli elementi che consentono una celebrazione rispettosa
della dignità del matrimonio sacramentale.
5. Tenendo presente che tali difficoltà si trovano spesso
concentrate nei casi di matrimoni di nubendi provenienti da altre
nazioni e da altri continenti si spiega come questa Curia sentiti
i parroci e rilevate le oggettive difficoltà, abbia emanato
una disposizione ad experimentum per un congruo tempo finalizzata
a richiamare l'attenzione sulla dimensione ecclesiale sacramentale
del matrimonio da salvaguardare non solo su un piano puramente
giuridico-canonico ma anche sotto il profilo spirituale pastoraIe.
6. Si è consapevoli delle ragioni turistiche commerciali
e culturali e le si rispetta, ma è troppo chiedere che
siano rispettate anche le ragioni pastorali ed ecclesiali e riconoscerne
la priorità? Su questa base il dialogo è possibile
purché avvenga nella chiarezza e nella disponibilità
ad accettare condizioni di garanzia dei valori cristiani inerenti
alla celebrazione.12 marzo 2001
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